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lunedì 16 novembre 2015

Anche il Tango ha il suo Bataclan



Il Bataclan, oggi tristemente noto per il terribile attentato terroristico del 13 novembre  è un teatro di Parigi, situato sul Boulevard Voltaire. E 'stato costruito dall'architetto Charles Duval nel 1864 e, nonostante la sua storia movimentata che include un fallimento economico e diverse riforme, funziona ancora. Il suo nome si riferisce al Ba-Ta-Clan, il nome di un'operetta di Offenbach, ma l'origine è da attribuirsi alla parola Bataclan che in francese significa attrezzo complicato che non si sa a cosa serva o come funzioni (un cachivache in castillano).
Questo significato è quello che si attribuisce anche alle diverse altre repliche di quel famoso teatro che all'inizio del XX secolo, furono costruite a Buenos Aires. Il più nominato sarebbe appunto il teatro Bataclan nella zona del porto, dove ha iniziato la sua carriera 
nei primi anni 20, come cantante e come corista, l'indimenticabile Tita Merello. Dopo un po', forse per imitazione in gergo si definivano bataclanas tutte le cantanti e le ballerine di teatro, di rivista e di spettacolo in genere.

Nel Tango ci sono innumerevoli riferimenti a loro: " no soy una, soy montón, para cantar a mis hermanas: cantantes, bailarinas, bataclanas..." dice Susana Rinaldi recitando una brillante introduzione ad uno dei suoi tanghi.
Nel tango “Garufa” (1927, música di Juan Antonio Collazo), i suoi autori la utilizzano come sininimo di cantante pretenziosa e di successo

Nel barrio La Mondiola sos el más rana
y te llaman Garufa
por lo bacán;
tenés más pretensiones
que bataclana
que hubiera hecho suceso con un gotán…


Celedonio Flores in“Audacia” (1926, música de Hugo La Rocca) la dipinge come  «corista infelice»: 

Me han contado, y perdoname
que te increpe de este modo,
que la vas de partenaire
en no sé qué bataclán…

Infine .......ragazze che si guadagnano da vivere a modo loro.....
Purtroppo la parola ha assunto nel tempo il significato di "donna facile". In Cile ed in Columbia bataclana significa prostituta

Fonte: El francés en el tango, Proa Amerian Editores, 2011

 

 

sabato 12 novembre 2011

Al compás del corazón: un bell'aneddoto


Ho trovato sul blog tangolosi.blogspot.con un singolare aneddoto che riporto, ringraziando gli autori. 
Al compás del corazón è un tango d'impronta classica ma che fa appieno tesoro, come si è detto accennando sullo stile del Calò anni quaranta, dell'insegnamento ritmico del darienzismo;
l'atmosfera resa dal brano è quindi caratterizzata da una sicura scansione ritmica e nel contempo da un arrangiamento di notevole inventiva musicale, in una miscela molto armonica, come non sempre accadeva per le orchestre coeve di Miguel Calò.


In particolare, anche Al compás del corazón mette in evidenza lo strumento principe dell'orchestra, il pianoforte di Osmar Maderna, musicista di grande personalità e capacità espressiva. È notevolissimo il lavoro di riempimento armonico con la parte più bassa della tastiera, ma soprattutto la grande inclinazione ad esaltare la melodia tramite interventi che lungo tutto il brano sottolineano contestualmente l'andamento ritmico. L'influenza di Maderna sull'orchestra di Calò fu sostanziale, vuoi per il suo stile strumentale, che precorreva gli sviluppi futuri e che lo stesso pianista realizzò successivamente con la sua orchestra, vuoi per i suoi arrangiamenti. Non da poco deve essere stato il suo influsso sugli altri musicisti dell'orchestra de Las Estrellas, un insieme di giovani cui che, ciascuno a suo modo, sarebbero diventati personaggi di prima grandezza del tango.
Caratteristico il leggero arpeggio in sesta posto a chiusura del brano, una sorta di firma inconfondibile delle esecuzioni di Maderna di quest'epoca.

Nell'ambito del suo generale intenso utilizzo dei violini, è utile annotare che per mezzo di Miguel Calò fece ingresso nel tango il virtuosismo violinistico. Fino alla fine degli anni '30 era predominante la forma classica del 'cantare la melodia' da parte del violino; fu proprio grazie all'ingresso di Raul Kaplun come primo violino nella sua orchestra che Calò cominciò a scrivere arrangiamenti con passaggi la cui difficoltà esigevano una destrezza non comune tra i musicisti di tango dell'epoca.
Come per la maggior parte dei tanghi de Las Estrellas, anche Al compás del corazón presenta un'importante sezione di violini, in questo caso dediti da un lato a sottolineare morbidamente la melodia del brano, e dall'altro a sottolineare il 'battito' del corazón, spesso in combinazione con i bandoneones (qui per lo più dediti ad un ruolo ritmico e milonguero). Pur non essendoci prolungati passaggi solistici, la parte dedicata agli archi intesse la struttura ritmica e melodica di tutto il pezzo, ora in consonanza con le sincopi del pianoforte, ora in raffinato contrappunto con la voce, il tutto in vista di una ballabilità sicura da un punto di vista ritmico e assai stimolante dal punto di vista dell'interpretazione.

Una nota merita sicuramente il cantante di questo brano, Raúl Berón. Miguel Calò non promosse solo grandi musicisti e futuri direttori d'orchestra, ma anche grandi cantanti, che in qualche modo vennero debuttarono professionalmente nella sua orchestra, come Alberto Podestá, Raúl Iriarte e, appunto, Raúl Berón. Berón fu scoperto da Armando Pontier, che lo presentò al direttore, cui piacque, e con cui preparò un repertorio. A tal riguardo, è curioso ricordare un aneddoto legato proprio al brano di cui stiamo parlando. Berón iniziò a lavorare con Calò accompagnandolo nelle trasmissioni radiofoniche. Capitò che il cantante non piacque ai dirigenti dell'emittente, tanto che pressarono Calò perchè fosse sostituito. Negli stessi giorni di quello che doveva essere l'ultimo mese di collaborazione tra i due musicisti, veniva pubblicato il primo brano inciso da Berón con Calò, quel Al compás del corazón che cominciò da subito a riscuotere un successo con pochi precedenti. L'atteggiamento di chi aveva giudicato negativamente il cantante mutò di segno, tanto che pare che i dirigenti radiofonici facessero la fila per congratularsi con Calò per la scelta del cantante per quell'incisione ormai popolarissima...

Al compás del corazón si arricchisce dello gradevolissima voce tenorile di Berón, il cui timbro vellutato e la cui interpretazione calda, sentita, 'gardelliana' è particolarmente adatto alla resa del brano, che ha nell'esecuzione in oggetto la sua versione definitiva. Alcune sfumature e profondità del repertorio di Miguel Calò devono molto allo stampo intimista e raffinato del suo canto; sia negli episodi più drammatici che in quelli più giocosi, Berón espresse sempre uno stile misurato e di estremo buon gusto, facendone uno dei cantanti di tango più apprezzati.
Al compás del corazón è uno dei brani più noti della fase di cui stiamo parlando, e ha in sè tutti i tratti che l'hanno caratterizzata. Composto nel 1942 da Domingo Federico, all'epoca bandoneónista nell’orchestra di Calò, pare avere avuto un'origine curiosa che l'aneddotica, come per molti altri tanghi, ci riporta puntualmente.

Federico propose ai suoi compagni d'orchestra di suonare il nuovo pezzo, ottenendo l'apprezzamento dei musicisti ma anche lo scarso entusiasmo dei cantanti Raúl Berón e Alberto Podestá, tanto che Federico desistette dal convincerli a lavorarvi.
Tuttavia in occasione di una delle loro serate, ed in assenza del direttore Calò che come abitudine arrivava a spettacolo avviato, i musicisti improvvisarono Al compás del corazón. Alla voce si offrì Enríque Mario Francini, confezionando il debutto un pò 'in sordina' del nuovo brano, che il pubblico gradì e richiese durante lo spettacolo vero e proprio. Il direttore che ignaro ascoltò quel tango per la prima volta durante la riesecuzione improvvisata di quella sera, lo inserì immancabilmente nel suo repertorio.

Leggenda vuole che Federico, studente di medicina, si sia ispirato ai battiti del cuore di una rana per comporre questo brano. Durante un esperimento il professore di anatomia, applicando le teorie di Galvani, aveva fatto battere il cuore di una rana dissezionata grazie agli impulsi elettrici. Federico raccontò che proprio osservando ed ascoltando il ritmo di quel cuore che gli sovvenne il caratteristico ritmo di Al compás del corazón, e che anzi ogni volta che interpretava quel tango aveva davanti a sè l'immagine del cuore della rana.
Sia quel che sia, Homero Expósito, l’autore del testo, pare non conoscesse la fonte d'ispirazione di Federico; eppure riconobbe nel ritmo dato al tango la somiglianza con il battito di un cuore, tanto da scrivere versi molto ispirati e sentimentali proprio su un cuore che palpita.

Fonte Tangolosi.blogspot.com




giovedì 7 aprile 2011

Lorenzo Logatti, “El irresistible” 1908


Lorenzo Logatti nasce a Foggia ed è stato un clarinettista e compositore. Suo padre, un musicista professionista, gli diede le prime lezioni. Più tardi, completò i suoi studi con diversi insegnanti e e fece parte di bande ed orchestre della sua provincia, ma anche a Napoli, arrivando a dirigere una banda di Ancona.
Nel novembre del 1898, arrivò in Argentina ed immediatamente fu convocato da Luigi Mancinelli direttore dell'orchestra del Teatro Colón
Durante i festeggiamenti per il carnevale 1908 al Teatro Opera suonò il suo tango "El irresistibile". In quei giorni, ebbe un successo così rilevante sul pubblico che una coppia di ballerini, così narra la storia: "Si avvicinò al podio per conoscerne il titolo. La donna chiese al direttore come fosse intitolato quel tango e quando questi rispose che l'autore era uno dei suoi musicisti, Logatti rispose che non aveva titolo. La donna aggiunse: ma è un tango irresistibile!
Logatti rispose: ecco, questo è il titolo, "L'irresistibile" e, una volta pubblicato sarà mio piacere dedicarglielo. Qual è il suo nome signora? E lei: metta solo la lettera L
".
Quella fu la prima edizione. A quel punto, Villoldo, sotto lo pseudonimo di Mario Regueró, compose un testo di circostanza. Più tardi, Carlos Pesce ne scrisse un altro.




domenica 23 gennaio 2011

Floreal Ruiz, El Tata con la orquesta de Troilo

Floreal Ruiz è stata una delle grandi voci degli anni Quaranta, e paradossalmente, il pieno riconoscimento lo ha avuto nel corso degli anni, non nel momento in cui si unì all'orchestra di Anibal Troilo. Ciò è dovuto a due ragioni. In primo luogo, perchè negli anni Quaranta emersero molti cantanti di un livello eccezionale, e in secondo luogo, perché ha dovuto sostituire nell'orchestra di "Pichuco" il grande Francisco Fiorentino lavorando insieme ad Alberto Marino, che era il cantante di moda a quel tempo.
Floreal Ruiz ha sempre cantato bene, anche negli ultimi anni della sua carriera. Morì cantando .
Nato nel quartiere di Buenos Aires di Flores, figlio di un anarchico al quale deve il suo originalissimo nome, Floreal. Il padre, un uomo tutto d'un pezzo lo cacciò fuori di casa perchè voleva fare il cantante: Diceva: "Essere un cantante è  come essere un magnaccia e gli sfruttatori non li voglio in casa mia. "


lunedì 13 dicembre 2010

I soprannomi nella storia del tango prima parte

Molti hanno familiarità con i soprannomi dei creatori del tango, ma non tutti conoscono ancora la loro vera origine. Ecco perché ho deciso di riproporre alcuni "apodos" non solo degli artisti più popolari, ma anche di coloro che sono ormai quasi sconosciuti e ne vale la pena per curiosità  menzionarli. Mentre circolano molte leggende e storie su di loro, alcune storie che qui presentiamo hanno la virtù di essere raccontate per bocca dei loro stessi amici o parenti, ecco perché sono maggiormente azzeccati.

Carlos Di Sarli: El Tuerto (Il Guercio)La storia risale a quando aveva solo 13 anni e si svolge nella sala d'armi del padre a Bahía Blanca. A un dipendente sfortunatamente maneggiando un'arma gli parti un colpo ferendo il piccolo Carlos. Il dipendente di nome Robert Bognoni, un uomo molto amato dalla famiglia, in preda alla disperazione lasciò il suo lavoro e la città. Il piccolo fu operato e gli inserirono una placca di platino. Gli fu consigliato di indossare occhiali scuri, cosa che sarebbe poi stata una caratteristica della sua immagine

Anibal Troilo: Pichuco
In un'intervista rilasciata a Julian Centeya,  Troilo afferma: "Il mio soprannome fu pensato prima del nome. Marcos mio fratello è stato il primo figlio e si era deciso che il secondo figlio mascio si sarebbe chiamato come mio padre, Anibal. Ma molto tempo prima già ero Pichuco, perché papà aveva un grande amico che si chiamava in quel modo e gli fece una promessa ... e così mi hanno detto che quando mi prese in braccio per la prima volta ho pianto e lui mi ha detto buono Pichuco ... buono".





Fonte: www.todotango.com