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giovedì 13 febbraio 2014

Carlos Di Sarli, l’orchesta con “olor a tango”.





Nel 2011 ho avuto la fortuna di chiacchierare con il Maestro Alberto Podestà, l’ultimo cantor ancora vivente di Di Sarli, classe 1924, ad un concerto in una milonga di Buenos Aires.
Era accanto a me, o meglio ero io accanto a lui, ed gli chiesi, subito, quasi senza neanche salutarlo, avendo fretta in una risposta, come mai l’orchestra di Carlos Di Sarli fosse stata così famosa nella decade del ’40. Lui mi rispose altrettanto direttamente: “Claro, porque tenia olor a tango”.
Un’orchestra con odore di tango, mai una metafora aveva fatto tanto breccia nella mia mente, avevo percepito il senso della cosa, ma non riuscivo a spiegarlo a parole.

Ma cos'è l’odore di tango! Se non c'è te ne accorgi subito, ma se c'è ti cambia la serata.
Per fare l'odore di tango ci vuole un sound molto porteño (un'orchestra che spinge tutti a cercare un ballerino ed ad alzarsi), un testo coinvolgente ed un cantor capace di trasferire al pubblico un'emorizione in tre mimuti.
Carlos Di Sarli ha rappresentato questa sintesi ed ancora oggi le sue note riescono a cambiare l’atmosfera in una milonga.

Pianista, Direttore, Compositore, nessuno come lui seppe combinare la cadenza ritmica del tango con una struttura armonica, in apparenza semplice, ma piena di sfumature e sottigliezze. Fu un innovatore nel tango, distaccandosi dal filone decariano, Di Sarli impresse un proprio marchio, un profilo musicale differente che si mantiene inalterato in tutta la sua prolungata carriera.
Ebbe molti soprannomi tra cui El Tuerto (Il Guercio). La storia risale a quando aveva solo 13 anni e si svolge nella sala d'armi del padre a Bahía Blanca. A un dipendente sfortunatamente maneggiando un'arma gli parti un colpo ferendo il piccolo Carlos. Il dipendente di nome Robert Bognoni, un uomo molto amato dalla famiglia, in preda alla disperazione lasciò il suo lavoro e la città. Il piccolo fu operato e gli inserirono una placca di platino. Gli fu consigliato di indossare occhiali scuri, cosa che sarebbe poi stata una caratteristica della sua immagine.
Ma dopo pochi anni fu soprannominato El señor del tango

Agli inizi, il suo sestetto ci rivela l’influenza di Osvaldo Fresedo. Ed è certo che non ci sarebbe stato un Di Sarli se non fosse esistito prima un Fresedo. Ma solo come antecedente necessario di uno stile che, col tempo, si sarebbe convertito in un modello puro, con una propria e distinta natura.
Fu un pianista di talento, forse uno dei più importanti, che diresse la sua orchestra dallo strumento, con il quale dominava la sincronia e l’esecuzione del gruppo.

Nel suo schema orchestrale non esistevano gli assoli degli strumenti, la fila dei bandoneon cantava a momenti la melodia, ma aveva un ruolo essenzialmente ritmico e milonguero. Solo il violino si staccava in un modo estremamente delicato, in qualche assolo breve o in un controcanto.
Il piano prevaleva in un modo suggestivo, con un accompagnamento che divenne un segnale registrato dal maestro, incatenando i ritmi dell’opera e accentuando un ritmo delicato ed elegante, soprattutto per la danza.
“Milonguero viejo“, il tango che dedicò a Fresedo, suo referente ed ammirato amico, è curiosamente il lapsus paradossale che ritratta il suo personale modello musicale.
Da ragazzino cominciò a studiare il piano, orientandosi verso la musica classica. Ma all’età di 13 anni e, a causa del disgusto nei confronti del suo professore e di suo padre, intraprese un giro con una compagnia di zarzuelas che toccò varie province argentine, suonando musica popolare e tanghi.
Poco tempo dopo debuttò come solista in un cinema ed in un caffé della città di Santa Rosa, provincia di La Pampa, entrambe di proprietà di un amico di famiglia, Mario Manara un italiano come suo padre.

Nel 1919 allestisce la sua prima orchestra per suonare in una confiteria della sua città natale, Bahía Blanca, inizio della sua ampia carriera artistica.
Nel 1923 si reca con suo fratello Roque a Buenos Aires, lì si lega al musicista Alberico Spatola, direttore della banda della polizia di Buenos Aires e parente dei Di Sarli, che lo contatta assieme al bandoneonista Anselmo Aieta per integrare il suo gruppo.
Dopo passa nelle fila di una formazione molto popolare che era diretta dal violinista Juan Pedro Castillo, “el rey del pizzicato”.
Integrò anche il trío di Alejandro Scarpino, l’autore consacrato del tango “Canaro en París”, e accompagnò nelle incisioni per il marchio Electra l’attrice e cantante Olinda Bozán, prima sorella di Sofía.
Dopodiché debuttò con un sestetto nel cabaret “Chantecler”, ma durò poco tempo a causa di un litigio con il proprietario. Erano tempi duri, c’era molta concorrenza ed era molto difficile trovare lavoro.
Attraverso il violinista José Pécora si lega ad Osvaldo Fresedo e si esibisce nella sua orchestra inaugurando il teatro Fénix del barrio di Flores.

Alla fine del 1927 forma il suo primo sestetto con José Pécora e David Abramsky, ai violini; César Ginzo e Tito Landó, ai bandoneon e al contrabbasso Adolfo Kraus. Si esibì in diversi caffé e l’anno seguente firma il suo primo contratto con la RCA-Victor, dove inizia il suo lavoro il 26 novembre del 1928.
In alcune delle sue incisioni si contarono le voci di Santiago Devin, Ernesto Famá e Fernando Díaz, tre eccellenti interpreti che accompagno anche nelle sue esibizionialla radio.
In questa fase Di Sarli registrò 48 temi, a partire dai tanghi “T.B.C.” (di Edgardo Donato) e “La guitarrita” (di Eduardo Arolas), per terminare il 14 agosto del 1931 con “Una noche de garufa” (di Arolas) e “Maldita” (di Antonio Rodio e Celedonio Flores) con la voce di Ernesto Famá.

Nel 1932 si incorpora nell’orchestra Antonio Rodríguez Lesende che fu il suo primo cantante stabile.
Pochi anni dopo e per motivi sconosciuti, si allontana dalla sua orchestra e parte verso Rosario, provincia di Santa Fe dove fa parte di un piccolo gruppo con il bandoneon Juan Cambareri.
Nel frattempo il sestetto continuò ad esibirsi senza Di Sarli ma mantenendo il suo nome. Successivamente, a causa delle continue esibizioni nella confiteria “Novelty” passerà a chiamarsi Orquesta Novel. Nel 1935 viene sollecitato dai suoi ex compagni a reintegrarsi in questa formazione, ma solo per rimpiazzare il pianista Ricardo Canataro che era malato.

Quasi alla fine del 1938 comincia ad organizzare nuovamente la sua orchestra che debutterà a Radio El Mundo nel gennaio del 1939, composta nella seguente maniera: piano e direzione Carlos Di Sarli; ai violini Roberto Guisado, Ángel Goicoechea y Adolfo Pérez; ai bandoneon Roberto Gyanitelli, Domingo Sánchez y Roberto Mititieri; e Domingo Capurro al contrabbasso; il cantante era Ignacio Murillo, dopo rimpiazzato da Roberto Rufino.

L’11 dicembre del 1939 torna agli studi di incisione nel marchio Victor, con i tanghi “Corazón” (di sua mano, con testo di Héctor Marcó), cantato da Roberto Rufino e “Retirao” (de Carlos Posadas).

E’ la sua fase di gloria, il binomio Di Sarli-Rufino costituisce una pagina d’oro del tango. la sua registrazione di “Tristeza marina” (de José Dames y Horacio Sanguinetti) è formidabile. Poi si aggiungeranno successivamente i cantanti Carlos Acuña, per un breve periodo, Alberto Podestá, Jorge Durán e Oscar Serpa.
Il successo di Di Sarli raggiunge l’apoteosi e genera una adesione popolare che non lo abbandonerà fino alla sua morte. Benchè fosse un musicista formatosi nella decade precedente, gli anni quaranta lo vedono nella pienezza della sua arte come direttore e compositore.
A partire dal 1949 Di Sarli si ritira nuovamente per ragioni commerciali, per tornare presto nel 1951.
Incide per il marchio Music Hall dal novembre 1951 fino all’aprile del 1953 lasciando 84 temi registrati e facendo affidamento sulle voci di Oscar Serpa e Mario Pomar.

Nel giugno del 1954 ritorna al marchio Victor, fino al 1958 essendo suoi vocalist Mario Pomar, Oscar Serpa, Argentino Ledesma, Rodolfo Galé, Roberto Florio ed il rientro di Jorge Durán.
Le sue ultime registrazioni discografiche, 14 in totale, furono per il marchio Philips nell’anno 1958 e suoi cantanti furono Horacio Casares e Jorge Durán.
Il primo tango che compose fu “Meditación” nel 1919, ma non lo incise mai. Del resto della sua opera si distinguono senza dubbio, “Milonguero viejo“, “Bahía Blanca“, “Nido gaucho” (con testo di Héctor Marcó), “Verdemar” (con testo di José María Contursi) e “Otra vez carnaval” (con testo di Francisco García Jiménez), veri gioielli del genere.
El Señor del Tango fu assolutamente rispettoso della melodia e dello spirito dei compositori del suo repertorio, adornando con sfumature e sottigliezze la strumentazione orchestrale, mettendosi da parte rispetto alla falsa contraddizione che esisteva tra il tango evocativo tradizionale e la corrente vanguardista.

Carlos Di Sarli fu il pezzo finale del puzzle di tango del ‘40, che non fece concessioni alle dissonanze, ne’ alle stravaganze ritmiche e che, senza dubbio, rappresentò con estrema delicatezza, il paradigma interpretativo del tango milonguero.
Non a caso, Alberto Podestà che aveva collaborato con Edgardo Donato, con Miguel Calò, con Francini e molte altre orchestre, aveva per Di Sarli un rispetto inequivocabile tanto da chiamarlo semplicemente il “Maestro”.

Fonti:
Ricardo García Blaya, direttore responsabile di TodoTango
Blas Matamoro, Historia del tango, Centro Editor de América Latina, 1971

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