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mercoledì 27 febbraio 2013

Oigo tu voz tra Tanturi e Demare non saprei quale scegliere

Oigo tu voz è un brano in grado di riempire il cuore dei milongueri di tutte le generazioni per la sua semplicità e contemporaneamente per i suoi accenti che lo rendono unico e sempre attuale.
Scritto da Mario Canaro, violinista, bandoneonista, contrabassista oltre che  direttore nel 1943, è ricordato non solo per aver diretto il Quinteto Pirincho dopo la morte del fratello Francisco.
Il testo di Francisco García Jiménez è stato ben interpretato da Raúl Berón per Lucio Demare, ma la versione probabilmente più nota ed apprezzata e che possiamo considerare definitiva di questo brano è dovuta all'esecuzione di Enrique Campos per l'Orchesta di Ricardo Tanturi. 
Lo stile del duo Tanturi - Campos si coniuga perfettamente alla venatura drammatica ma composta del brano, così come l'accentuazione ritmica dell'interpretazione e lo stile di canto semplice e classico.
Il brano è, anche da un punto di vista strutturale, un perfetto esempio dello stile che ha reso Tanturi apprezzatissimo nelle milonghe: un'introduzione morbida e discreta ben sostenuta dal tipico ritmo sincopato, una cura melodica ben studiata che prepara idealmente l'intervento del cantante.
L'interpretazione di Campos è al solito composta, dotata di una semplicità che arriva al pubblico senza ostentazione o mezzi ad effetto. Nella sua interezza l'interpretazione mostra un'orchestra ben affiatata, molto precisa, e produce un brano dalla personalità forte, carico di espressività, riuscendo a rimanere estremamente adatto alle esigenze dei ballerini.
Una notazione particolare si deve al pianista Armando Posadas, che accompagnò l'orchestra di Tanturi dagli esordi sino alla dissoluzione del 1966; a tal riguardo, si noti la chiusura tipica di Tanturi, con lo spostamento inaspettato dell'accento sulla penultima nota e quindi un ultimo appoggio in pianissimo. Un tipo di finale reso in modo magistrale, di lì a qualche anno, da Osvaldo Pugliese.
La versione dell'Orchestra di Lucio Demare, curiosamente incisa negli stessi giorni di quella di Tanturi, ci presenta un'atmosfera più delicata ed intima, come quasi sempre nei brani del pianista. L'arrangiamento si rivela fin dalle prime battute assai articolato, con importanti variazioni ritmiche dovute al raffinato pianismo di Demare. Anche il suo noto gusto armonico (oltre al pianoforte, si noti il raffinato lavoro di fraseggio degli archi ), piuttosto che proporsi solisticamente, concorre a determinare il delicato risultato d'insieme. Tutti elementi stilistici tipici del pianista, che rendono anche questa interpretazione esteticamente affine a quella 'escuela romantica' che, tra il 1915 ed il 1935, produsse 'paginas arromanzadas' di prima importanza di Juan Carlos Cobian, Enrique Delfino, Julio De Caro. In questo senso la morbidezza della voce di Raúl Berón si coniuga perfettamente con il registro stilistico che Demare ha utilizzato.

Una versione di questo brano dove spicca l'innata creatività di questo pianista, quindi, rendendo un'atmosfera in qualche modo più romantica, morbida ed intimista rispetto alla versione di Tanturi.
Due accentuazioni della stessa modalità di sentire la musica ed il tango, riconducibili allo stesso alveo sentimentale ed artistico che, nel periodo in oggetto (la prima metà degli anni '40), diede alcuni dei frutti più preziosi della storia del tango.




Fonte Tangolosiblog

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